Il fondamento logico della febbre – Dr. H. M. Shelton

Il fondamento logico della “febbre”


Dr. Herbert Shelton 

Tratto da “Scienza & Salute”, novembre 1989

La febbre costituisce un indice delle capacità reattive del corpo

Nella sua oggi famosa conferenza su “La Vera Arte Guaritrice“, tenuta allo Smithsonian Institute nel Febbraio 1862, il Dr. TRALL dichiarava:

«La febbre non ha una sede; essa è un’azione. Non dimenticate la domanda fondamentale:CHE COSA E’ LA MALATTIA? La febbre è una forma patologica e come tale è UN PROCESSO DI PURIFICAZIONE; pertanto essa sarà uno dei metodi attraverso cui il sistema si libera della materia morbosa». «Per quanto tempo ancora i medici si spremeranno il cervello e consumeranno carta e inchiostro per cercare una cosa che non è affatto tale, e tentare di trovare una sede per una malattia che non ha nessuna ubicazione

L’idea qui espressa, vale a dire che LA FEBBRE non è altro che UNA PARTE DEL PROCESSO GENERALE DI RICOSTRUZIONE E PURIFICAZIONE CHE E’ LA MALATTIA, e che LA FEBBRE E’ SALUBRE O BENEFICA, è stata sostenuta dagli Ortopatici, dagli Idropatici e dal Naturopatici nonchè dai Fisiomedici sin dalla loro origine.

L’idea venne derisa dalla professione medica “regolare”, sebbene, come dimostreremo più tardi, essa, oggi, inizi a farsi strada anche tra loro. Si dice, in realtà, che IPPOCRATEabbia detto:

«Datemi la febbre e curerò qualsiasi malattia», ma Ippocrate certo non può essere classificato come un “regolare”. Egli fu una via di mezzo tra un moderno idropatico ed un fisiomedico.

L’idea fisiomedica della febbre è visibile nella seguente citazione tratta da“Fisiomedicin” del Dr. J. S. Thomas:

«Da ora in poi ci batteremo per sostenere quanto abbiamo detto, e cioè che LA MALATTIA E’ UNA CONDIZIONE CHE DIMINUISCE L’ENERGIA DI QUELLA FORZA CHE SOSTIENE E MANTIENE LA VITA , e che L’IRRITAZIONE, L’INFIAMMAZIONE E LA FEBBRE sono semplici MANIFESTAZIONI DELLA FORZA VITALE DI RESTAURARE LA CONDIZIONE ORIGINARIA

Continuando:

«Queste azioni vitali (le azioni della malattia) sono tutte benefiche per il paziente, e dovrebbero essere aiutate invece di essere soffocate. LA FUNZIONE SOSPESA DELLA SUPERFICIE CUTANEA PRIMA Di UN ATTACCO Di BRIVIDI (SENSAZIONE DI FREDDO) NON PUO’ ESSERE RIPRESA SENZA LA FEBBRE , e nessuna lacerazione della carne può essere risanata senza quel processo fisiologico chiamato infiammazione,che insieme alla febbre, loro (Allopatici ed Omeopatici) trattano come ‘malattia’».

Il dr. Joel Shew nel suo “Il medico di famiglia Idropatico”, dichiara:

«Qualsiasi sia la verità a proposito della natura e della tendenza generale della febbre, bisogna però sottolineare il fatto che i pazienti, quando convenientemente curati, e non danneggiati da misure rigide ed arbitrarie, dopo un attacco stanno molto meglio. Ciò si osserva addirittura dopo certe febbri che hanno avuto origine nella malattia».

E’ stato detto che “L’ INFIAMMAZIONE è una FEBBRE LOCALE e che LA FEBBRE è UN’ INFIAMMAZIONE GENERALE”. Se con questo si vuol dire cheENTRAMBE sono parte dello stesso PROCESSO DI GUARIGIONE, non abbiamo nulla da obiettare. 
Un’infiammazione generale però per poter esistere ha bisogno di un quantitativo sufficiente di sangue che la produca. La FEBBRE, da parte sua, è piuttosto una REAZIONE GENERALE DEL SISTEMA, nel caso in cui irritazione ed infiammazione sono estese e in una certa misura colpiscono anche organi interni. 
Di regola, le FEBBRI sono precedute da una SENSAZIONE DI FREDDO. Questa è dovuta al ritiro del sangue dalla superficie del corpo e causa una sospensione dell’irraggiamento del calore cutaneo; a tale sospensione segue la febbre. LA FEBBRE non solo mette le cellule dell’interno del corpo in condizioni di accelerare le proprie attività, ma assicura anche il calore della superficie del corpo che altrimenti rimarrebbe fredda.

Le cellule di tutti i tessuti e liquidi colpiti da febbre ed infiammazione si ingrossano. Ciò è dovuto ad un’accresciuta essudazione di liquidi dal sangue nelle parti colpite, che ha come effetto un maggior nutrimento ed una più rapida crescita. Questo aumento della temperatura corporea durante le infiammazioni e le febbri è costante, ed è impossibile che queste si sviluppino senza che si abbia un temporaneo aumento della quantità di materia vivente nelle zone interessate. Nelle cellule si osserva sempre un aumento del processo nutritivo.

Forse PER SPIEGARE MEGLIO IL FONDAMENTO LOGICO DELLA FEBBRE,prendiamo in esame i movimenti di una AMEBA in diverse condizioni di temperatura. Per quanto autonoma che tale creatura monocellulare possa apparire, essa in realtà è incapace, senza un’influenza esterna, di accelerare le proprie funzioni al di sopra dei proprio standard fisiologico e, parimenti, di rallentarle o bloccarle. 
Se la temperatura dell’ambiente in cui si trova viene aumentata di pochi gradi, i suoi movimenti, precedentemente forse lenti e fiacchi, immediatamente si rinvigoriscono: l’attività vitale cellulare aumenta. UN AUMENTO DELLA TEMPERATURA E’ NECESSARIO AD AUMENTARE L’ATTIVITA’ VITALE. Una diminuzione della temperatura sortisce l’effetto contrario. Se il liquido in cui si trova l’ameba viene gradualmente raffreddato, la cellula gradualmente cessa i suoi movimenti ed attività e, alla fine, diventa un semplice globulo inerte capace di riprendere le sue attività originarie soltanto una volta che la temperatura sarà stata aumentata. UNA RIDUZIONE DELLA TEMPERATURA RIDUCE L’ATTIVITA’ CELLULARE.

Se la temperatura viene aumentata troppo, i movimenti della cellula gradualmente cessano. Ad un certo grado di calore, la cellula diventa rigida e inerte e può riprendere a funzionare soltanto dopo averne fatto scendere la temperatura. IL CALORE ECCESSIVO BLOCCA L’ATTIVITA’ CELLULARE. 
Noi possiamo aumentare la temperatura dell’ameba quanto vogliamo in quanto siamo noi stessi che, dall’esterno, forniamo il calore; questo, infatti, non è prodotto della sua attività cellulare.

NEL CORPO DURANTE LA FEBBRE, LE COSE VANNO DIVERSAMENTE.

Il CALORE è il RISULTATO della stessa ATTIVITA’ CORPOREA, e SE ESSO SUPERA UNA CERTA SOGLIA, L’ ATTIVITA’ CELLULARE VIENE AUTOMATICAMENTE RALLENTATA E LA PRODUZIONE DI CALORE DIMINUITA. ESISTE QUINDI UN CONTROLLO AUTOMATICO DELL’AUMENTO DELLA TEMPERATURA.

UNA DELLE FUNZIONI PRINCIPALI DELLA PELLE è quella di regolare la temperatura corporea. Il calore viene diffuso attraverso la pelle, soprattutto attraverso la sudorazione. Il corpo viene raffreddato dall’evaporazione del sudore; qualsiasi liquido, infatti, evaporando assorbe calore. Il sudore, evaporando, sottrae calore al corpo.
Regolando la quantità di sangue che raggiunge la pelle, viene controllata la fuga di calore dal corpo. Più sangue è nella pelle, più calore verrà emanato dal corpo. Se il corpo viene raffreddato, i vasi sanguigni della pelle si contraggono. Ciò obbliga il sangue a defluire dalla superficie verso l’interno del corpo e a conservare il suo calore. QUANDO IL CORPO E’ CALDO, i vasi in superficie si dilatano, permettendo così a quantità maggiori di sangue di raggiungere la pelle e dissipare così parte del loro calore. 
Vi sono due categorie di nervi preposte a regolare la conservazione e l’emanazione del calore: quelli vasomotori, che controllano la contrazione e la dilatazione dei vasi sanguigni, controllando pertanto il flusso sanguigno, e quelli secretori che stimolano le attività delle cellule ghiandolari. Generalmente ad un aumentato flusso sanguigno si accompagna un’accelerazione dell’attività ghiandolare, sebbene talora capiti – nel caso di soggetti molto nervosi o di shock – che si abbia una profusa traspirazione appiccicaticcia contemporaneamente ad una diminuzione del flusso sanguigno. La secrezione del sudore è regolata dal sistema nervoso. I centri ad essa preposti, situati nel midollo spinale, vengono attivati dal moto, dalle variazioni della temperatura esterna, da emozioni, da molte sostanze e spesso da un aumento della temperatura del sangue circolante nello stesso midollo spinale.

Il corpo non solo regola l’emanazione del calore, ma ne regola pure la produzione e la distribuzione. Capita spesso in SOGGETTI MOLTO DEBOLI o in CASI di SCHOCK che la capacità del corpo di produrre o conservare calore sia ridotta, cosicché la sua TEMPERATURA SCENDE AL DI SOTTO DEL NORMALE. In molti stadi di una malattia acuta, la temperatura è al di sopra del normale e si dice che il paziente ha la febbre.

FEBBRE E’ UN SEMPLICE AUMENTO DI QUALCHE GRADO DELLA NORMALE TEMPERATURA CORPOREA.

Durante la febbre, di solito si ha una produzione di calore maggiore rispetto alle condizioni normali, sebbene il calore prodotto non eguagli mai quello provocato da un violento esercizio fisico. Questa differenza di calore prodotto è dovuta al fatto che LA FEBBRE NON E’ TANTO UNA MAGGIOR PRODUZIONE DI CALORE, MA PIUTTOSTO UNA DIMINUZIONE DELLA SUA EMANAZIONE. L’emanazione attraverso la pelle viene sospesa e non sempre alla febbre si accompagna un aumento di produzione di calore.

La febbre, invece, si accompagna spesso ad una ridotta capacità respiratoria, come nel caso della polmonite, e all’introduzione nel sangue di un quantitativo di ossigeno ridotto rispetto al normale, con una successiva riduzione nella formazione ed espulsione di acido carbonico. L’infiammazione e la febbre non dipendono necessariamente da un aumento del processo di ossidazione. La febbre non è un processo di “combustione”, né per quanto concerne il corpo né per quanto concerne le cause della malattia, malgrado sia una parte essenziale di qualsiasi malattia acuta. 
Febbri ed infiammazioni leggere non necessariamente provocano dei cambiamenti permanenti nei tessuti. Molte di loro passano senza lasciare la benchè minima traccia; non provocano la degenerazione di alcun tessuto organico, né cambiamenti strutturali. Non rimane, insomma, alcuna traccia della battaglia svoltasi. Dopo una febbre o un’infiammazione l’organismo può presentarsi esattamente come era prima che iniziasse la battaglia; o, addirittura – in quei casi in cui la FEBBREnon sia stata soffocata, ma lasciata libera di svilupparsi – l’ORGANISMO appareRINNOVATO e PURIFICATO.

LADDOVE, DOPO UNA FEBBRE, il CORPO, o una sua parte, RISULTA DANNEGGIATO, LA CAUSA DEL DANNO NON VA RICERCATA NELLA FEBBRE, MA PIUTTOSTO NELLE MISURE ADOTTATE PER SOPPRIMERLA;NON E’ LA FEBBRE IN SE’ CHE DANNEGGIA IL CORPO, MA BENSI’ TUTTI I METODI USATI PER SOPPRIMERLA

LA FEBBRE in sé è una parte essenziale del processo acuto; essa HA UN RUOLOSALUTARE e COSTRUTTIVO e NON E’ MAI FATALE O DANNOSA.

LA PRESENZA DELLA FEBBRE E’ UN SEGNO DELLA – SALUTE CHE RITORNA e, allo stesso tempo, UNA PROVA CHE il corpo possiede ancora sufficiente VIGORE VITALE per battersi contro I NEMICI DELLA VITA (tossine, veleni, muco, pus, rifiuti morbosi, materiali indesiderabili, ecc.)

LA CRISI O SVOLTA DI UNA FEBBRE è solitamente caratterizzata da una RIPRESA DELLA SUDORAZIONE, che precedentemente era stata sospesa, e dal conseguente calo di temperatura corporea. Durante la febbre, la pelle di solito è secca.

Quando vi è un’infezione intestinale, come, ad esempio, nella FEBBRE TIFOIDEA, e vi è la necessità di fare affluire grossi quantitativi di sangue all’intestino, il sangue viene“sottratto” alla superficie corporea ed il risultato è una sensazione di freddo.

L’«insorgere» della febbre è preannunciato da un BRIVIDO, il quale ha lo scopo specifico di sospendere l’irradiazione superficiale del calore corporeo. Durante questa sensazione di freddo, la temperatura superficiale del corpo potrà anche mantenersi normale; in cambio, quella dell’interno aumenterà.

Il “ritiro” del sangue dalla superficie del corpo e la sua concentrazione all’interno squilibra la circolazione e disturba la pressione sanguigna. Automaticamente, ciò aumenta la rapidità dell’attività cardiaca, la quale, a sua volta, accelera la respirazione. In questo modo, come vedremo più avanti, si soddisfano altri due requisiti essenziali ai fini della guarigione.

L’aumento della febbre sarà determinato da:

1) La capacità di reazione del malato, e

2) La virulenza e quantità di tossine contro cui si oppongono le forze della vita.

Di questi due fattori, la CAPACITA’ DI REAZIONE DEL MALATO è quello che maggiormente CONTRIBUISCE A FAR ALZARE LA TEMPERATURA.

INDIVIDUI GIOVANI e VIGOROSI facilmente sviluppano FEBBRI MOLTO ALTEin risposta a cause minori, mentre gli ANZIANI o gli INDIVIDUI DEBOLI sono spesso incapaci di sviluppare una febbre difensiva contro le TOSSINE più virulente.

Il fatto che la febbre abbia uno scopo specificamente benefico ha cominciato a penetrare nel cervello degli Eteropatici.

Prima di fornire qualsiasi altra testimonianza medica su questo fatto, desidero citare il Dr. Shew, “Il medico di famiglia Idropatico”:

«IL PERICOLO NELLE FEBBRI NON E’ PROPORZIONALE ALL’AUMENTO DI TEMPERATURA e allo stato di eccitazione che si manifestano, come è opinione di molti, BENSI’ ALLO STATO DI DEBILITAZIONE. Prove di questa sono la gran rapidità e la debolezza del polso, cosi come la debolezza del corpo in genere. Se il polso rimane a lungo sui 140/150 non vi possono essere molte possibilità di ripresa; sappiamo di casi di ripresa con il polso a 160, sebbene si debba ammettere che casi del genere tra gli adulti sono piuttosto rari. Il dr. Heberden conosceva addirittura di un caso di ripresa da febbre dopo che il polso aveva raggiunto i 180. Fatti di questo tipo dovrebbero essere resi noti, sia per l’incoraggiamento del paziente che per quello del medico».

Venendo ora alle TESTIMONIANZE MEDICHE, un’autorità europea, F. A. Riquezdichiara (Patologia Generale):

«La febbre è una reazione di difesa organica, e, come tale, andrebbe protetta e non osteggiata. Le infezioni febbrili generalizzate sono più pericolose quando si sviluppano apireticamente (senza febbre), come, ad esempio, la polmonite negli anziani, il colera, la difterite, ecc».

Schiller dichiara: «La febbre che non uccide rinvigorisce».

La Selezione Letteraria del 14 Giugno 1924, cita il Dr. Oliver Heath, quando dice sul “Lancet”, un’autorevole rivista medica britannica:

«Per anni un aumento di temperatura è stato considerato come un male di per sé terribile – alla stessa stregua in cui oggi siamo soliti considerare un aumento della pressione sanguigna – ed ogni trattamento per la cura di uno stato febbrile ha avuto sempre come obiettivo primo la sua riduzione». 
«L’esperienza dei FARMACI ANTIPIRETICI ha sollevato però qualche dubbio sugli effettivi benefici che dovrebbero derivare da un abbassamento della temperatura, mentre alcuni esperimenti hanno dimostrato che in condizioni infettive qualche grado in più risulta benefico: ANIMALI CON FEBBRE si sono dimostrati capaci di resistere a delle infezioni che, in condizioni normali, sarebbero risultate fatali»

Emerson, che considera la FEBBRE come una MISURA PROTETTIVA, dichiara:

«Si potrebbe dire, in generale, che L’ AUMENTO DELLA TEMPERATURA NON E’  IN REALTA’ INDICATIVO DELLA GRAVITA’ DEL CASO; le TEMPERATURE PIU’ ALTE, di solito, si hanno nelle FEBBRI MENO GRAVI, come la malaria o le febbri di ricaduta, mentre NELLE FORME PIU’ GRAVI, nelle INFEZIONI RAPIDAMENTE FATALI, PUO’ NON ESSERVI AFFATTO AUMENTO DI TEMPERATURA. In questo caso, è come se il corpo fosse incapace di usare la febbre come difesa contro l’infezione».

DAL NOSTRO PUNTO DI VISTA, L’AUMENTO DELLA TEMPERATURA, il valore che essa raggiunge, E’ INDICATIVO DELLE FORZE DI REAZIONE DEL CORPO: UN INDICE DELLE SUE CAPACITA’ COMBATTIVE.

Le “INFEZIONI RAPIDAMENTE FATALI” sono tali perché non vi è alcuna forza combattiva, ed è sempre per questo motivo che le forze vitali vengono talmente indebolite dall’infezione da non riuscire a sviluppare una febbre, o, al massimo, da svilupparne una molto bassa.

RIASSUMENDO quanto abbiamo detto finora:

LA FEBBRE E’ UN AUMENTO NECESSARIO DELLA TEMPERATURA CORPOREA, VOLTO A METTERE IL CORPO, O UNA SUA PARTE O PIU’ PARTI, NELLE CONDIZIONI DI AFFRONTARE IN MODO EFFICACE, E DIDISTRUGGERE, ALCUNI NEMICI DELLA VITA CHE MINACCIANO L’ORGANISMO (tossine, veleni, muco, pus, rifiuti morbosi, materiali indesiderabili, ecc.) NONCHE’ DIRETTO A PORRE RIMEDIO AD ALCUNI DANNI DA QUESTO SUBITI.

La FEBBRE è assolutamente essenziale ai fini del processo acuto; essa NON SUPERA MAI I LIMITI DI SICUREZZA.

Perché la febbre si sviluppi, devono essere soddisfatte due condizioni essenziali:

1) Sospensione dell’emanazione di calore attraverso la pelle.

2) Aumento della produzione dei calore prodotto all’intorno dei corpo.

Un aumento della produzione di calore richiede un aumento dell’ossidazione. Perché questa si verifichi, è necessario un maggior quantitativo di ossigeno, oltre che una circolazione più rapida. Perché queste due richieste vengano soddisfatte, nelle malattie acute si osservano una respirazione ed una attività cardiaca accelerate. Vediamo, quindi, come questi due sintomi di malattia accelerazione dell’attività cardiaca e di quella respiratoria – servano in realtà a degli scopi benefici ben precisi. 
La produzione di calore non è, durante la febbre, così pronunciata come nel caso della corsa o di altre attività fisiche impegnative; tuttavia, venendo sospesa l’emanazione attraverso la pelle, esso rimane nel corpo. La respirazione e l’attività cardiaca osservate durante la FEBBREnon sono rapide come quelle osservate durante una CORSA. Quando si sta compiendo uno sforzo impegnativo, la sudorazione sottrae calore al corpo e impedisce così alla temperatura di elevarsi. La sospensione, pertanto, dell’emanazione del calore attraverso la FEBBRE è l’elemento più essenziale perché questa si sviluppi.

A costo di apparire ripetitivo, mi prendo la libertà di citare il seguente passo, scritto dalla penna del Dr. William F. Havard, uno dei più illustri Naturopatici del mondo:

«Vi sono tre manifestazioni o sintomi cardinali che si osservano in tutte le malattie acute: aumento di temperatura, accelerazione del battito cardiaco o del polso, e accelerazione dell’attività respiratoria. L’ ACCRESCIUTA ATTIVITA’ CELLULARE INDICA CHE C’ E’ UN AUMENTO NELLA RICHIESTA DI OSSIGENO. Questo viene fornito attraverso una circolazione sanguigna più rapida ed una più rapida attività da parte dei polmoni. Durante i primi stadi di una reazione acuta, vi è una minore attività della pelle a causa della necessità di una compensazione circolatoria. L’eccessiva dilatazione delle arterie interne necessita la costrizione dei vasi sanguigni della pelle. Questa riduce l’emanazione di calore, la quale unita all’accresciuta produzione interna di calore, produce la febbre».
«La febbre svolge un ruolo fondamentale nel mantenimento della reazione acuta. Tutta la materia manifesta una maggiore attività cellulare man mano che la sua temperatura viene elevata. Il PROTOPLASMA, la materia vivente di cui le cellule sono composte, non fa eccezione. La sua attività è normale, nel corpo umano, quando questo si mantiene ad una temperatura di circa 99° Farenheit ( 37 °C ); essa rallenta mano a mano che la temperatura viene abbassata al di sotto di questo valore. Se la temperatura viene portata troppo al di sotto di quella normale, i suoi processi vitali cessano e si ha la morte. L’ATTIVITA’ MOLECOLARE DEL PROTOPLASMA aumenta proporzionatamente all’aumento della sua temperatura, fino a raggiungere un punto di massima attività; se questo punto viene oltrepassato, l’attività diminuisce a causa della troppo rapida disintegrazione del protoplasma. NELLA FEBBRE, laddove l’aumentata temperatura è dovuta alla maggiore combustione che ha luogo nelle CELLULE, E’ IMPOSSIBILE CHE LA TEMPERATURA VENGA PORTATA AD UN PUNTO IN CUI RISULTEREBBE FATALE AD ESSE. Una volta raggiunta la massima attività, qualsiasi tendenza a superare questo limite, provoca una diminuzione dell’attività cellulare, ed una conseguente diminuzione della combustione nonché un immediato abbassamento della temperatura. L’INTERO PROCESSO E’ AUTOMATICO e non deve essere regolato da nessuna forza estranea».

<<NESSUNO E’ MAI MORTO DI FEBBRE>>.

Alcuni studiosi hanno registrato CASI di malattie acute laddove la TEMPERATURAaveva SUPERATO i 108° FARENHEIT ( 42°C ), e ne hanno documentato la PIENA RIPRESA. Maggiore è la capacità reattiva del corpo, maggiori sono le probabilità che la temperatura si abbassi durante una crisi di questa natura.

I BAMBINI, la cui naturale vitalità non è stata ancora corrotta da cattiva abitudini ed abusi, tendono a reagire con FEBBRI PIU’ ALTE che non gli ADULTI.

Ciò rappresenta una PROVA FAVOREVOLE DEL FATTO CHE LA FEBBRE COSTITUISCE UN INDICE DELLE CAPACITA’ REATTIVE DEL CORPO>>

_________________________________________________________________________

Paracetamolo ed Epatite

FEGATO

Un problema che colpisce i pazienti che assumono più farmaci contemporaneamente, soprattutto ANTIDOLORIFICI.

BOSTON

Si prende senza ricetta per un leggero MAL DI TESTA, unRAFFREDDORE o uno STATO FEBBRILE. Il PARACETAMOLO è uno dei farmaci più utilizzati, ma SE SI SUPERA LA DOSE di 4 GRAMMI AL GIORNO o se si assume con altri analgesici che lo contengono, ilRISCHIO è quello di un’OVERDOSE ACCIDENTALE.

A lanciare un NUOVO ALLARME su questo medicinale è uno studio della Northwestern University di Chicago, presentato al Liver Meeting, il congresso annuale dell’American Society for the Study of the Liver (Aasl)in corso a Boston, negli Stati Uniti.

PASTICCHE e SUPPOSTE che combattono FEBBRE E DOLORI, se prese in dosi eccessive possono causare PROBLEMI SERI al FEGATO.

In Occidente infatti, come rivela la ricerca, l’OVERDOSE daPARACETAMOLO o ACETAMINOFENE è la PRINCIPALE CAUSA diINSUFFICIENZA EPATICA ACUTA e un quinto di tutte le MORTI CORRELATE all’assunzione di questo principio attivo è dovuto aINTOSSICAZIONE ACCIDENTALE. L’uso di ANALGESICI insieme con altri medicinali contenenti ACETAMINOFENE, come alcuni ANTIBIOTICI, è dunque un’importante causa di EPATO-TOSSICITA’.

LO STUDIO

Per indagare il fenomeno, gruppo di studiosi statunitensi ha esaminato 249 PAZIENTI che erano stati RICOVERATI AL PRONTO SOCCORSO di Chicago o che si servivano presso una farmacia ambulatoriale di Atlanta.

Per quattro giorni, i partecipanti hanno completato un diario con indicazioni sulle medicine che prendevano. A distanza di una settimana, sono stati intervistati per valutare la presenza di avvertenze sul contenuto di ACETAMINOFENE nelle etichette dei prodotti in questione, la quantità e la fonte ‘extra’ di acetaminofene eventualmente consumata, la conoscenza dei principi attivi dei farmaci che i volontari prendevano e se ricordavano di aver ricevuto avvertimenti in merito all’acetaminofene. Secondo i risultati, l’ACETAMINOFENE era presente SULLE ETICHETTE nell’87,3% DEI CASI con l’ABBREVIAZIONE di ‘APAP’ o ‘ACET’. Solo la metà delle confezioni aveva uno speciale avvertimento sull’etichetta.

In totale 27 pazienti hanno riportato di aver consumato più di un farmaco contenente ACETAMINOFENE nello stesso giorno: la maggior parte di questi (il 74%) aveva infatti assunto, oltre al prodotto che gli era stato prescritto dal medico, un antidolorifico da banco per motivi vari. Quattro pazienti avevano superato la DOSE MASSIMA RACCOMANDATA di 4 GRAMMI AL GIORNO di PARACETAMOLO.

LO STUDIO PRECEDENTE

Non è la prima volta che gli esperti mettono in guardia sulle conseguenze di un USO ECCESSIVO di PARACETAMOLO. Già l’anno scorso ricercatori dell’Università di Edimburgo hanno dimostrato che l’uso ripetuto nel tempo di una QUANTITA’ anche DI POCO SUPERIORE ALLA DOSE CONSIGLIATA può portare a OVERDOSE.

Scarsa conoscenza del problema da parte dei pazienti, etichette non chiare e lacune nella comunicazione e nell’informazione che gli operatori sanitari dovrebbero dare alle persone: questi i motivi che, secondo gli esperti, alimentano il fenomeno della “DOPPIA DOSE” diACETAMINOFENE a rischio OVERDOSE.

Fra le SOLUZIONI PROPOSTE dagli autori dell’indagine, innanzitutto quella di ELIMINARE LE ABBREVIAZIONI sulle confezioni e aumentare la quantità di informazioni verbali da parte dei medici.

ATTENZIONE CON I BAMBINI

Sono numerosi gli studi che mettono in guardia sull’uso eccessivo daPARACETAMOLO. Qualche anno una ricerca del Medical Research Institute of New Zealand spiegava che somministrare questo farmaco aiBAMBINI durante il PRIMO ANNO DI VITA potrebbe aumentare il rischio di ASMA E ALLERGIE.

FONTE: repubblica.it

L’Aspirina: un assassino a casa – Dr. H. M. Shelton

Le bon guide de l’hygienisme n° 55 p. 17-18

L’ASPIRINA:

UN ASSASSINO A CASA

Dr. H. M. Shelton

Un lettore mi ha mandato un ritaglio di giornale che dice:

<<Un ESPERTO sui MEDICINALI presi negli USA dice che oggil’ASPIRINA è la causa della metà di tutte le MORTALITA’ per i medicinali, e i BARBITURICI della metà di tutte le MORTI accidentali.>>

Questa dichiarazione è del Dr. MORTON (l’esperto), consulente per il consiglio dell’ordine americano dei medici sui medicinali. Era stata fatta durante una CONFERENZA tenuta a LONDRA rilasciata davanti al British Pharmaceutical Conference.

Aveva detto inoltre che “i MEDICINALI erano responsabili di più casi diAVVELENAMENTO negli USA che tutti gli altri prodotti chimici messi insieme. >>

Penso che Morton avesse ragione.

Amerei a questo punto, attirare l’attenzione sul fatto che l’ASPIRINA è un ASSASSINO e che specialmente responsabile della MORTE di BAMBINI. Queste morti sono tuttavia, solamente tra le sue malefatte più spettacolari.

Il giornale inglese THE LANCET che è uno dei due principali giornali medici in Inghilterra, aveva detto in un articolo che:

<< I DANNI che l’ASPIRINA può causare alla MUCOSA GASTRICA (la mucosa che ricopre lo stomaco) sono stati notati recentemente più di qualsiasi altro danno. IL SANGUINAMENTO dello STOMACO dopo la somministrazione dell’ASPIRINA è stato studiato dalle gastroscopie, dai test chimici sul sangue nelle feci, dagli studi gastrici e dagli esperimenti sugli animali. Le stime fatte sulle feci dai cromi radioattivi hanno dimostrato che, la maggior parte delle persone perde sangue dal tubo gastro-intestinale quando prende dell’aspirina, ma questa perdita è abitualmente minima.

In altri casi può causare l’ANEMIA ed è possibile che i SALICILICI possano provocare un’EMORRAGIA GASTRO-INTESTINALE MANIFESTA.

Come si può sapere in anticipo, prima di prendere l’aspirina, se si è tra le numerose persone che perderanno un po’ di sangue o tra le meno numerose che ne perderanno molto?

Inoltre, dopo aver preso dell’aspirina, se il sangue è mischiato con le feci, ed è nascosto, come saperlo senza subire dei test onerosi di laboratorio, a quale gruppo si appartiene?

Ancora una volta, vorrei attirare l’attenzione sul fatto che l’ASPIRINA era stataUTILIZZATA regolarmente e frequentemente DA PIU’ DI 100 ANNI,PRIMA di SCOPRIRE che CAUSASSE una EMORRAGIA dello STOMACO, tra i suoi numerosi effetti collaterali.

Gli esperimenti sugli animali e i test clinici limitati ad un medicinale non rivelano sempre tutti i rischi del medicinale. C’è solo l’uso prolungato ed esteso per un lungo periodo che possa rivelare i pericoli che conseguono un VELENO.

Ed è così che un MEDICINALE “sicuro” e senza pericolo, che fu VENDUTOnelle STAZIONI e nei SUPERMERCATI, utilizzato da quasi tutti, SI E’ RIVELATO PERICOLOSO.

QUANTE PERSONE MUOIONO OGNI ANNO di EMORRAGIA GASTRO-INTESTINALE manifesta a CAUSA dell’ASPIRINA? CHI LO SA? – Dr. H. M. Shelton